
Il generatore LabTech LNG10 è una soluzione concreta e strategica per i laboratori di ricerca che vogliono semplificare la gestione quotidiana, aumentare la sicurezza e garantire la continuità operativa. Non si tratta solo di un’attrezzatura, ma di un cambio di paradigma: passare da una dipendenza esterna a una produzione autonoma, flessibile e sotto controllo.
In ogni laboratorio di ricerca biomedica, accanto a centrifughe e microscopi, incubatori e cappe chimiche, c’è anche l’azoto liquido. È fondamentale per chi studia tumori, virus e tecniche di terapia genica perché consente di conservare cellule, tessuti e campioni biologici mantenendoli vitali anche per anni.
Eppure, la gestione dell’azoto può diventare un collo di bottiglia: bombole da ordinare, tempi di consegna, rischio di esaurimento rallentano il lavoro delle ricercatrici e dei ricercatori e quindi l’intero processo di scoperto, analisi e sviluppo di nuovi farmaci. Oggi, però, è possibile produrre l’azoto direttamente in laboratorio, quando serve e senza dipendere da fornitori esterni.
Il generatore LabTech LNG10 nasce proprio per questo: garantire un flusso continuo di azoto liquido, eliminando attese, sprechi e interruzioni.
L’azoto è il gas più abbondante dell’atmosfera terrestre: invisibile e inodore, rappresenta circa il 78% dell’aria che respiriamo. Raffreddato a -196 °C diventa azoto liquido, una sostanza scenografica che, a contatto con l’aria, genera nuvole bianche spettacolari. Lo si usa in ambiti molto diversi: nell’industria chimica per raffreddare strumenti di precisione, in quella aerospaziale per simulare il freddo estremo, o persino in cucina, tra le mani di uno chef molecolare, per creare gelati istantanei e cocktail d’effetto.
Ma è nei laboratori di ricerca che l’azoto liquido esprime appieno il suo potenziale: è fondamentale per crioconservare cellule e tessuti, raffreddare apparecchiature delicate e preservare campioni per studi avanzati in medicina, genetica e biotecnologia. Senza di esso, molti esperimenti non potrebbero nemmeno cominciare.
Nella maggior parte dei laboratori, l’azoto liquido arriva dall’esterno. Viene ordinato a fornitori specializzati e consegnato periodicamente in contenitori Dewar o serbatoi criogenici, che devono essere maneggiati con attenzione da personale formato e dotato dei dispositivi di protezione più adeguati (guanti criogenici, camice, occhiali). L’azoto liquido, infatti, può causare ustioni da freddo se entra in contatto con la pelle; inoltre, quando evapora rapidamente, sostituendo l’ossigeno nell’aria, può causare ipossia.
Garantire un approvvigionamento costante è cruciale: restare senza azoto può significare interrompere attività di ricerca o perdere campioni biologici preziosi e non replicabili. La frequenza delle consegne varia in base ai consumi, ma spesso si parla di una o due forniture a settimana, con costi che comprendono il gas, il trasporto, il noleggio dei contenitori e lo smaltimento. A questi si aggiungono gli imprevisti: ritardi, interruzioni nella catena del freddo, mancate consegne. Rischi che possono compromettere la continuità operativa di un laboratorio.
Per superare questi limiti, LabTech ha progettato LNG10, un generatore di azoto liquido pensato per laboratori con un fabbisogno piccolo o medio.
Il funzionamento è semplice: l’azoto viene prodotto in loco, su richiesta, senza più dipendere da fornitori esterni. Il laboratorio diventa così autonomo, riduce i tempi di attesa e abbassa i costi legati alla logistica.
LNG10 integra un analizzatore di ossigeno con allarme, un sistema di interblocco di sicurezza per prevenire incidenti, e una tensione commutabile, che consente l’adattamento a diversi standard elettrici. È silenzioso, con un basso livello di rumorosità che lo rende adatto anche ad ambienti condivisi. Si tratta, inoltre, di un dispositivo robusto, facile da usare e progettato per durare nel tempo, riducendo al minimo gli errori nella manipolazione di una sostanza potenzialmente pericolosa come l’azoto liquido.
In oncologia sperimentale, è prassi crioconservare linee cellulari tumorali tra un passaggio e l’altro di trattamenti in vitro. Mantenere queste cellule a temperature criogeniche garantisce la loro stabilità e consente di riprendere l’esperimento anche a distanza di mesi. Inoltre, la crioconservazione permette di creare vere e proprie banche cellulari, con aliquote congelate nello stesso momento e allo stesso passaggio, utili per esperimenti replicabili in vitro e in vivo.
Lo stesso vale per i laboratori di immunologia, che trattano linfociti, piastrine e midollo osseo, e per quelli che si occupano di fertilità o medicina rigenerativa, dove vengono conservati ovociti, spermatozoi e tessuti. Anche nella ricerca su virus e batteri, l’azoto liquido è cruciale: questi microrganismi sono sensibili ai cicli di congelo-scongelo, ma se conservati in aliquote monouso possono rimanere vitali per anni.
Il generatore LabTech LNG10 è una soluzione concreta e strategica per i laboratori di ricerca che vogliono semplificare la gestione quotidiana, aumentare la sicurezza e garantire la continuità operativa. Non si tratta solo di un’attrezzatura, ma di un cambio di paradigma: passare da una dipendenza esterna a una produzione autonoma, flessibile e sotto controllo.
Cover Foto di Pawel Czerwinski su Unsplash.