Musica
Libri
Teatro
Cinema
Personaggi
LifeStyle

Musica
Libri
Teatro
Cinema
Personaggi
LifeStyle

Dall’immunoterapia, una strategia per prevenire le metastasi

Scoperto un doppio effetto dei linfociti T, i killer del sistema immunitario: uccidono le cellule cancerose ma distruggono anche i vasi linfatici del tumore, veicolo di diffusione delle metastasi.

I tumori oggi sono sempre più curabili: solo in Italia, negli ultimi dieci anni, i pazienti vivi dopo la diagnosi sono aumentati del 53%. Merito dei programmi di screening e di terapie sempre più efficaci e mirate, come l’immunoterapia, che sfrutta il sistema immunitario per combattere il cancro.

I tumori in fase metastatica, però, sono ancora molto difficili da curare: il 90% delle morti per cancro è causato proprio dalle metastasi.

I ricercatori dell’Università di Ginevra hanno scoperto che i linfociti T – le cellule killer del sistema immunitario, usate nei protocolli di immunoterapia – possono anche ridurre la formazione di metastasi. 

Il meccanismo è descritto su Science Advances: i linfociti T, attivati in laboratorio per riconoscere e uccidere le cellule tumorali, finiscono per distruggere anche i vasi linfatici associati al tumore, la via che molte cellule cancerose usano per abbandonare il sito di origine e diffondersi nell’organismo. La scoperta potrebbe aumentare l’efficacia delle immunoterapie, che oggi funzionano solo per una piccola parte dei pazienti, e migliorare il trattamento e la prevenzione delle metastasi. 

Metastasi, prima causa di morte per cancro

La malattia metastatica è la principale causa di morte nei pazienti oncologici. Le metastasi si formano quando le cellule tumorali abbandonano il sito di origine ed entrano nel circolo sanguigno o nel sistema linfatico. Trasportate dal flusso sanguigno o linfatico, possono raggiungere organi e tessuti molto distanti da quelli di partenza, e alle giuste condizioni possono moltiplicarsi nel nuovo sito e formare una massa tumorale secondaria. 

Eliminare un tumore metastatico è molto difficile, perché nella maggior parte dei casi, quando viene scoperto, le cellule tumorali sono già ampiamente diffuse nell’organismo e non possono essere asportate chirurgicamente. Le metastasi sono anche più resistenti alla chemioterapia e alla radioterapia e questo rende la prognosi di un paziente con tumore metastatico generalmente sfavorevole.

Anziché curare le metastasi quando ormai hanno invaso l’organismo, stanno emergendo nuove strategie per bloccare le cellule in partenza dal tumore primario, impedendo loro di entrare nei vasi, o intercettarle quando sono ancora nel flusso sanguigno bombardandole con il sistema immunitario. 

Un immunoterapia per bloccare le vie di fuga

I ricercatori dell’Università di Ginevra hanno scoperto che i linfociti T, un tipo di cellule usate nell’immunoterapia del cancro, possono ridurre le metastasi bloccando le vie di fuga dal sito di origine, che per molti tumori solidi come il melanoma o il cancro alla mammella sono soprattutto i vasi linfatici. 

I tumori dirottano il trasporto linfatico per diffondere cellule cancerose nell’organismo, addirittura stimolando la formazione di nuovi vasi (la cosiddetta linfangiogenesi). Attraverso i vasi linfatici, le cellule cancerose raggiungono il linfonodo “sentinella” e la circolazione sanguigna. 

Distruggere i vasi linfatici per impedire la formazione delle metastasi, però, ha un prezzo. Questi, infatti, sono anche una importante via di ingresso per le cellule del sistema immunitario che infiltrano il tumore per annientarlo. 

Dovevamo trovare un equilibrio per inibire questo meccanismo senza bloccarlo completamente, e quindi decifrarne nel dettaglio il meccanismo di azione, ha spiegato Stéphanie Hugues, Professore Associato nel Dipartimento di Patologia e Immunologia dell’Università di Ginevra, che ha coordinato lo studio pubblicato su Science Advances.

Il doppio effetto dei linfociti T killer

Il gruppo di Hugues stava studiando i linfociti T, le cellule del sistema immunitario, usate nei protocolli per le immunoterapie. Terapie di nuovissima generazione, oggi considerate l’ultima frontiera della lotta al cancro, sfruttano le componenti del sistema immunitarie, cellule e anticorpi, per combattere i tumori.

I linfociti T sono detti anche “cellule killer” o “citotossiche”, poiché uccidono le cellule tumorali (ma anche quelle infettate da virus o batteri). Per aumentare la loro efficacia, spesso le cellule T vengono “attivate” in laboratorio, cioè addestrate a riconoscere ed eliminare il tumore, prima di essere iniettate nel paziente. 

I ricercatori hanno scoperto che i linfociti T killer hanno un doppio effetto: distruggono le cellule tumorali, ma anche quelle dei vasi linfatici. Il meccanismo di azione è un esempio di “reattività crociata” – un fenomeno per cui il sistema immunitario reagisce allo stesso modo contro sostanze diverse, che hanno proteine simili.

Quando le cellule del tumore muoiono, rilasciano antigeni, frammenti di proteine che attivano la risposta immunitaria – ma una parte viene catturata anche dalle cellule endoteliali che ricoprono i vasi linfatici. Per il sistema immunitario gli antigeni tumorali (ma anche quelli di virus o batteri) identificano una cellula nemica: questo segnale avvia una serie di reazioni che portano al suo annientamento. I vasi linfatici incorporano così tante proteine del tumore che i linfociti T le scambiano per cellule cancerose e li distruggono. Il risultato, confermato sui topi da laboratorio, è la riduzione del numero di metastasi nei linfonodi.

Una questione di equilibrio

Le cellule killer riducono il meccanismo della linfangiogenesi senza bloccarlo completamente. Ma con meno vasi linfatici, meno cellule immunitarie riescono a entrare nel tumore per combatterlo. I ricercatori hanno quindi studiato una serie di opzioni per controbilanciare questo effetto: l’uso di terapie “stimolanti” del sistema immunitario, come i vaccini, potrebbe creare una risposta tanto forte da non risentire della distruzione dei vasi linfatici.  

L’altra strategia è preparare una risposta immunitaria “preconfezionata”, che è ciò che hanno fatto i ricercatori a Ginevra.

I nostri risultati mostrano che l’approccio più efficace è usare cellule T killer generate in laboratorio, e quindi già pronte ad attaccare, in modo da bypassare la prima fase di attivazione, che è quella più problematica, ha spiegato Hugues.

La doppia azione dei linfociti T riduce il rischio di metastasi soprattutto nei tumori che usano i vasi linfatici per mandare in circolo le cellule cancerose, come il cancro al colon retto, alla mammella o il melanoma. Lo studio contribuisce a fare luce su questo meccanismo che servirà a mettere a punto protocolli di immunoterapia sempre più efficaci, anche contro le metastasi.

Seguici su Google News.

Cover Photo by Marek Piwnicki on Unsplash

Articoli Correlati

Microrobot batterici: il futuro della robotica per sconfiggere il cancro

Microrobot batterici: il futuro della robotica per sconfiggere il cancro

Batteri modificati con elementi artificiali, controllabili a distanza grazie a campi magnetici: sono in grado di invadere il tessuto tumorale…
Apolide Festival 2022: Nature, Music and Circus

Apolide Festival 2022: Nature, Music and Circus

Quattro giorni no-stop immersi nella natura, tra i boschi nel cuore del Piemonte. Un’esperienza unica e magica, un viaggio tra…
Esperto SEO: come riconoscere un professionista serio

Esperto SEO: come riconoscere un professionista serio

Quora è una piattaforma di domande e risposte per condividere e accrescere la conoscenza nel mondo, un modo per connettersi con…

Contenuti