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Venezia78: “Dune” di Denis Villeneuve

Uno dei film più attesi degli ultimi anni ha finalmente raggiunto il pubblico, quello in sala.

Parliamo di Dune ovviamente, trasposizione cinematografica del libro di Frank Herbert nonché remake del film di David Lynch del 1984.

 

 

Questa volta, dietro la macchina da presa, c’è Denis Villeneuve, giá uno dei migliori registi della sua generazione. Con un cast stellare e un maestro come Hans Zimmer per la colonna sonora, Dune si conferma il capolavoro fantascientifico che stavamo aspettando.

 

 

La storia e il mondo creato dalla penna di Herbert sono complessi e pieni di sfaccettature, così come succede con ogni fantasy che si rispetti. Villeneuve compie una mossa astuta, decidendo innanzitutto di dividere il primo libro in due parti.

 

Quello che abbiamo visto a Venezia, infatti, è Dune part one, perché un solo film, anche se di due ore e mezza, non avrebbe di certo fatto giustizia al primo dei cinque libri di Dune.

E se bisogna prendersi del tempo per spiegare nuovi mondi, personaggi e realtà futuristiche, ben venga. L’importante è portare sullo schermo personaggi che siano coerenti, sfaccettati e misteriosi. Tutto ciò in parallelo a una regia e ad effetti visivi e sonori che riescono a farci immaginare quel futuro, in cui è ambientato il film, per noi ancora molto lontano.

 

 

Rebecca Ferguson, Zendaya, Javier Bardem e Timothée Chalamet in una scena del film | Credits to Warner Bros Pictures

 

 

 

Per Dune si sta parlando di vera e propria esperienza cinematografica. E non si potrebbe classificare il film in miglior modo. Dune non è solo una storia su uno schermo, ma è una storia immersiva, una di quelle che coinvolgono corpo e mente. Villeneuve conquista l’attenzione di chi guarda sin dalle prime scene e riesce nell’impresa di mantenerla alta fino alla fine.

 

È vero che siamo stati senza cinema per troppo tempo, ma forse, più semplicemente, mancavano film come Dune da anni. Fatto sta che la soddisfazione, una volta usciti dalla sala, è completa.

 

Il nuovo film di Villeneuve è l’esempio perfetto di quello che è stato il cinema degli albori.

 

Come gli spettatori che nel 1896 rimasero scioccati dai film dei fratelli Lumière, spaventati dal treno in arrivo alla stazione, così Dune ci fa riscoprire il cinema delle meraviglie.

 

La scala di Dune è quella dell’epica antica, un racconto tra il mitologico e il futuristico che si tinge di mistero, di battaglie per il potere, di tradimenti e di legami familiari.

 

Al centro delle vicende c’è Paul Atreides, interpretato da Timothée Chalamet questa volta in panni diversi da quelli a cui siamo abituati. Paul è l’erede della Casa Atreides, figlio del Duca Leto e di Lady Jessica, una Bene Gesserit capace di utilizzare la Voce per comandare chiunque.

Quando l’Imperatore affida al Duca il pianeta Arrakis, patria della spezia più costosa dell’intero universo, Paul si recherà con la sua famiglia sul pianeta. Grazie al suo dono, il protagonista ha delle visioni in cui vede una ragazza (interpretata da Zendaya) del popolo dei Fremen, gli abitanti di Arrakis.

Paul cercherà di destreggiarsi tra ciò che gli viene richiesto dalla sua famiglia, le sue visioni e la responsabilità verso la Casa di cui è erede, partendo per un viaggio pieno di sfide e pericoli.

 

 

 

Il cast di Dune sul red carpet | Credits La Biennale di Venezia – Foto ASAC by G. Zucchiatti

 

 

Il Dune presentato al Lido è più che altro un’introduzione al mondo vasto e complesso della saga. Nonostante ciò, la nuova pellicola di Villeneuve è un film completo in tutti i sensi.

Soprattutto, ma senza sorprese perché si tratta del regista canadese, dal punto di vista tecnico.
Parliamo di esperienza immersiva perché Dune è innanzitutto un piacere per gli occhi e per le orecchie. Gli effetti speciali che caratterizzano tutto il film sono più realistici che mai, senza la forzatura in cui spesso ricadono diversi blockbuster. D’altronde, Villeneuve è un regista mai forzato, ma attento ad utilizzare le potenzialità della tecnologia per portare i suoi film ad un livello successivo.

 

 

Il gioco di ombre e luci creato costantemente dal direttore della fotografia, Greg Freiser, caratterizza e distingue i personaggi, creando in alcune scene quasi delle opere d’arte.

 

 

Nelle prime file della Sala al Lido vedere Dune si è rivelato quasi un’esperienza in 4D. Il suono era così potente e cristallino da dare l’impressione di essere davvero su una di quelle navicelle high-tech (o di essere quasi inghiottiti da un serpente del deserto).

 

E non c’è molto da dire sulla colonna sonora del maestro Hans Zimmer. Quest’ultimo firma ancora una volta una colonna sonora monumentale, che parla al posto dei protagonisti e che suscita emozioni, tra cui quella forte tensione che spesso solo Zimmer riesce a far provare.

 

 

Da Chalamet a Zendaya, da Oscar Isaac e Rebecca Ferguson nei panni dei genitori di Paul, fino ai guerrieri di Casa Atreides, Jason Momoa e Josh Brolin. L’intero cast di Dune indossa perfettamente i panni assegnati, muovendosi con disinvoltura tra scene d’azione e scene emozionali.

 

 

Il regista Denis Villeneuve e Thimothée Chalamet al Photocall | Credits La Biennale di Venezia – Foto ASAC ph Giorgio Zucchiatti

 

 

Dune è stata una sfida per Villeneuve e non solo. Anche per Lynch lo era stato, trasportare sul grande schermo una delle storie più complesse che esistano. Nonostante questo, Villeneuve riesce a vincere la sfida della complessità e la propria sfida personale, convincendo anche dove Lynch non era riuscito.

Questo Dune apre forse ad un nuovo capitolo della fantascienza al cinema.

 

 

Solo il tempo ce lo dirà, ma nel frattempo il cinema delle meraviglie è tornato, quello capace di appassionare, di sconvolgere, di catturare tutti i sensi.

 

 

Ed è tutto firmato Villeneuve.

 

 

Cover: Timothée Chalamet e Rebecca Ferguson in una scena del film | Credits to Warner Bros Pictures

Noemi Chianese
Noemi Chianese si è laureata in Lettere Moderne all’Università di Tor Vergata e frequenta il corso di Media e Comunicazione Digitale all’Università La Sapienza. Con tutta probabilità la passione per il cinema è nata quando era ancora nel grembo materno e, da allora, si è espressa in lunghe file ai red carpet, film fino a tarda notte e poster che tappezzano la sua camera. Il sogno è quello di stare dietro le quinte dove avviene tutta la magia, dove viene soddisfatta ogni curiosità e dove si può trovare il miglior posto in sala.

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