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C’era una volta Johnny Depp

Johnny Depp sul red carpet di #RomaFF16 | © Marco Rospo

Sì, avete letto bene, c’era una volta Johnny Depp, in quanto è stata solo l’ombra della star che conosciamo e amiamo a presentarsi (con due ore di ritardo), stamattina, sul red carpet della Festa del Cinema di Roma.

 

L’attore è ospite di Alice nella città, la sezione parallela e indipendente della Festa del Cinema di Roma che si è aperta il 14 ottobre e si concluderà il 24 ottobre.

 

Ospiti, anteprime europee, masterclass nella selezione curata da Fabia Bettini Gianluca Giannelli. Quest’anno oltre alle sale dell’Auditorium Parco della Musica si aggiungono l’Auditorium Conciliazione che, per la prima volta, mette a disposizione i suoi spazi per accogliere il programma del festival, il cinema Savoy e la Casa del Cinema, dedicata agli omaggi e gli incontri con gli autori.

 

 

Nell’ambito di Alice nella città, Johnny Depp presenta oggi (17 ottobre) la webserie animata Puffins (con un evento che sarebbe dovuto iniziare alle ore 13:00 nella Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica) ed è il protagonista di una masterclass-omaggio (che sarebbe dovuto iniziare alle ore 19:00) presso l’Auditorium della Conciliazione  legata ai personaggi che ha interpretato, entrati nell’immaginario di diverse generazioni (da Edward mani di forbice a La fabbrica di cioccolato, passando per I pirati dei Caraibi e Alice in Wonderland).

 

Puffins è lo spinoff del film d’animazione Arctic – Un’avventura glaciale: unica nel suo genere, la serie è formata da 250 episodi realizzati in formato mobile-short content, della durata di cinque minuti ciascuno, alla quale l’attore ha partecipato prestando la propria voce e i propri tratti somatici al pulcinella di mare protagonista, Johnny Puff.

La serie è incentrata sulle avventure vissute da Johnny e dal suo gruppo di amici, Tic e TacDidi e Pie, che vivono con la loro tribù di Puffin nella grande e tecnologica Tana di Otto, tricheco, abile ingegnere e collezionista. Tante missioni ma anche vicende legate alla vita quotidiana, all’insegna della divulgazione e della sensibilizzazione: la serie, infatti, si propone di parlare ai bambini di alcuni temi importanti come l’uguaglianza di genere, l’inquinamento e la salvaguardia ambientale.

 

Johnny Depp sul red carpet di #RomaFF16 | © Marco Rospo

 

Dopo due ore di ritardo, Johnny Depp è infine giunto sul red carpet che ha percorso affiancato dai produttori della webserie (Iervolino & Lady Bacardi Entertainment S.p.A. ILBE).

Si è però fatto perdonare dai suoi fan, firmando un numero infinito di autografi e lanciando baci verso la Càvea dell’Auditorium Parco della Musica.

Le due ore di ritardo sembrerebbero dovute alla folla dei fan che lo ha bloccato fuori dal suo albergo romano, traffico impazzito finché la sicurezza lo ha fatto passare dal retro per farlo arrivare all’Auditorium dove altri ammiratori lo aspettavano sul tappeto rosso, alcuni anche con cartelli di sostegno come “Siamo tutti qui per te, non staremo zitti nei confronti dell’ingiustizia” (con riferimento alla battaglia legale in corso con l’ex moglie Amber Heard).

La stessa folla di fan che l’ha accolto al suo arrivo a Fiumicino, nella nottata appena trascorsa, e che non gli permetteva di lasciare l’aeroporto.

 

Johnny Depp sul red carpet di #RomaFF16 | © Marco Rospo

 

Non altrettanto coccolati e/o ripagati della lunga attesa, in piedi e sotto il caldo sole di questa giornata, sono stati i giornalisti.

La produzione della webserie ha concesso all’attore di rilasciare brevi interviste solo a Sky News, Mediaset News e Rai News, passando oltre gli altri numerosi giornalisti della carta stampata e della televisione, disposti lungo il bordo del red carpet.

 

Due imponenti bodyguard hanno scortato l’attore per tutti gli eventi, impedendogli spesso di interagire con i fan (e con i giornalisti), chi ha avuto il piacere di intervistare JD conosce invece bene la sua disponibilità e cortesia abituale.

 

 

 

Identica la situazione, nell’appuntamento serale, l’artista è arrivato con un’ora di ritardo all’Auditorium Conciliazione, nonostante le limitazioni imposte (visibilmente) dalla produzione e dall’organizzazione dell’evento, ha cercato di soddisfare più fan possibili, con autografi, selfie, abbracci e sorrisi, sempre “sfortunati” i giornalisti che non sono stati ascoltati e considerati, tranne poche eccezioni.

 

L’Auditorium della Conciliazione è stato preso d’assalto dai numerosi fan, traffico bloccato su Via della Conciliazione a causa di quelli che, pur non avendo il biglietto per la sua Masterclass (che sembrerebbe essere andata esaurita in meno di 15 minuti, il primo giorno di messa in vendita su Boxol.it), si accontentano di vederlo sfilare sul tappeto rosso.

 

Anche qui è tornato a parlare della ex moglie, ma solo quando gli chiedono degli Hollywood Vampire, la band in cui suona, e allora ricorda il concerto di Lucca (nel 2018, nel pieno dello scontro con la Heard):

Stavo attraversando un periodo molto difficile e voi mi avete ricoperto d’affetto.

 

 

 

In questo video potete vedere una parte della Masterclass, durante la quale JD ha spesso cercato di scherzare e interagire con il pubblico, sempre limitato dai due bodyguard posizionati sotto il palco.

 

All’ennesima “occhiataccia” dei due personaggi, ha commentato, rivolto a un fan che lo aveva chiamato, invitandolo a raggiungerlo in platea:

it’s a long way up there. If I move these two destroy me.

 

 

Johnny Depp: «Non sarebbe da sciocchi, per un attore, non amare il proprio pubblico?

Anche perché quello che si cerca di dare è una cosa semplice, ma i film che spesso vengono presentati a Hollywood, dove io sono stato varie volte, sono film che sono realizzati secondo la struttura classica (primo atto, secondo atto, terzo atto…) e tutte le formule che vengono applicate all’interno di queste pellicole, però poi sono storie abbastanza standard. Storie basate su format.»

 

Invece io quello che ambisco a fare è realizzare dei film (o altri progetti) che comunque siano sempre il frutto della creatività, che diano alle persone la capacità e la possibilità di porsi delle domande e di riflettere.

 

 

Red carpet di Puffins per Alice nella città | © Marco Rospo
Red carpet di Puffins per Alice nella città | © Marco Rospo

 

 

 

Il linguaggio dei Puffins

 

Qual è stata la sfida di trovare una lingua nuova per il tuo personaggio nella webserie?

Johnny Depp: «Quando Andrea e Monica mi hanno sottoposto la loro idea, l’ho trovata subito estremamente interessante. Soprattutto mi piaceva proprio il capire come trovare un modo di esprimermi che potesse attirare l’attenzione e conquistare un neonato o un bambino di pochi mesi…

E quindi mi sono domandato quali sono quei suoni, rumori, immagini che possono interessare un bimbo?

Mi sono messo a fare delle ricerche in proposito, in realtà è una cosa molto misteriosa…»

 

Ma chi tra voi è genitore sa benissimo cosa significhi! Attraversare quelle buie notti dell’anima nelle quali fai di tutto per riuscire a far sorridere il tuo bambino.

 

 

Ogni episodio di Puffins ha un messaggio sociale da veicolare al pubblico, giusto?

«Quando mi sono avvicinato al personaggio di Jack Sparrow, che probabilmente voi tutti conoscete, e come per tutti gli altri personaggi che ho interpretato, quello che ho cercato di fare è stato andare ad individuare tutte le caratteristiche, quei tratti del personaggio che mi attiravano di più e che volevo cercare di rappresentare.

Tutti quegli elementi particolari e diversi.

Lo stesso mi è accaduto con questo personaggio dei Puffins: quello che mi è piaciuto moltissimo è stato proprio il fatto che pur non avendo un linguaggio però fosse lo stesso possibile con questi personaggi avere un’influenza positiva su bambini così piccoli.

Come? Attraverso una lingua che non avevano bisogno di conoscere per poterla comprendere, riuscire a trasmettere loro un messaggio positivo attraverso le immagini, guardando semplicemente la televisione.

Quindi senza bisogno di parole e battute in quanto è la storia stessa che arriva attraverso le immagini.

 

Tenete conto che quando io ero ragazzino in televisione c’era la guerra del Vietnam, in diretta a cena, quando andavi a cena.

 

La cosa bella (e anche strana) di questa avventura è che ci è stata data la possibilità di rivolgerci a un pubblico al quale, solitamente, nessuno si avvicina. Appunto quello dei bambini piccoli.

 

 

 

Johnny Depp, moderno Peter Pan

 

«Ognuno di noi non vorrebbe mai perdere la propria infanzia!

 

A volte l’infanzia non ti lascia un senso di sicurezza quindi te lo vai a cercare altrove.

Ed è per me fondamentale continuare a mantenere sempre vivo il cervello, attivo e vitale, altrimenti finirei in una sorta di stanza vuota e buia, senza niente.»

 

 

 

Il cinema è cambiato, negli anni: tu sei cambiato nel modo di interpretare i tuoi personaggi?

Johnny Depp: «Il mio modo di approcciare i personaggi in realtà non è mai cambiato.

 

Le scelte che io ho fatto in merito ai personaggi da interpretare, in tutta la mia carriera, sono scelte che io ho voluto fare e che ho ritenuto essere importanti fare.

 

Ma la cosa più importante e significativa sono invece i personaggi che io ho rifiutato di interpretare, le proposte che mi hanno rivolto e che non ho voluto accettare, nonostante le pressioni dei miei agenti (che si vedevano così scivolare tra le dita i loro guadagni).

E la cosa più importante è che, agli Studios, mi hanno ingaggiato ma io non ho mai capito perché mi ingaggiassero pretendendo dopo di farmi fare cose diverse da quelle nelle mie corde, come se non avessero visto i miei precedenti film.

E poi è arrivato Jack Sparrow e in realtà, in quel momento, io non avevo fatto che crescere un figlio e una figlia per tre anni, e non facevo altro che guardare i cartoni della Disney con loro due.

 

La cosa che è stata veramente bella, per me, con Jack Sparrow è stata di potermi infiltrare nel campo nemico: la Disney.

Una possibilità che è durata per vent’anni: sono riuscito ad impormi, anche lì, con il mio personaggio.

 

E questi film continuano ad avere vita anche oggi, dopo vent’anni, ma, come ho detto prima, grazie a voi.

Proprio guardando i cartoni animati insieme ai miei figli, mi sono cominciato a domandare: perché non posso interpretare anch’io un personaggio come Bugs Bunny e Willy il Coyote?

 

Perché, fondamentalmente, al di là dell’età dello spettatore, che tu abbia 5 anni, che ne abbia 75 o 95, quando guardi un cartone animato tu credi a quello che succede. Quindi c’è la sospensione dell’incredulità e io questo desideravo: interpretare un personaggio che fosse un po’ un carattere da cartone animato, in quanto i parametri de copione erano molto stretti e io ho cercato di allargarli.»

 

Johnny Depp sul red carpet di #RomaFF16 | © Marco Rospo
Johnny Depp sul red carpet di #RomaFF16 | © Marco Rospo

 

Cosa suggeriresti ai giovani che desiderano diventare attori? E quali sono i “trucchi del mestiere” per preparare al meglio un personaggio?

«Ad Hollywood non c’è umanità o comprensione per quello che sei e che vuoi esprimere, come attore e come persona.

C’è invece moltissimo rifiuto, moltissimo shaming di cui si finisce per cadere preda.

Tutto dipende da quello che è il proprio interesse specifico nella recitazione, nell’imparare (sto per usare una parola che detesto) il mestiere della recitazione.

 

La cosa migliore da fare, secondo me, è eliminare la paura.

Perché la paura non ha, dentro di sé, nessuna possibilità di redenzione. La paura è un bagaglio che, magari, appartiene agli altri. Ma ciascuno di noi ha già il proprio bagaglio quindi non c’è bisogno di sovraccaricarsi con quello degli altri.

Quello che cercano di fare gli altri, con la paura, è cercare di forgiarti, di spingerti all’interno di un qualche cosa che non ti appartiene…

 

Invece devi sempre continuare a essere chi sei.

A difendere quello in cui credi.

Ad avere i tuoi bellissimi sogni.

E quindi devi consentire a tutto questo di venir fuori, nelle giuste circostanze.»

Johnny Depp è molto più di un sex symbol e di un attore di talento, è un uomo di 58 anni che è stato lanciato trent’anni fa da John Waters al ritmo rock di Cry Baby.

Un artista che ha recitato in sette film (mitici) con Tim Burton, per non citare tutti gli altri, e come regista ha girato (in proprio) il coraggioso The Brave (1997), conquistandosi come partner il suo attore culto di sempre: Marlon Brando.

È anche un chitarrista. Ha sangue nativo americano nelle vene. Paga prezzi smisurati per quella che chiama la sua libertà.

 

Johnny Depp sul red carpet di #RomaFF16 | © Marco Rospo
Johnny Depp sul red carpet di #RomaFF16 | © Marco Rospo

 

Il Johnny Depp di oggi, a Roma, parla lento, con alcune incertezze ed esitazioni che, forse, sfuggono a chi lo conosce solo attraverso lo schermo ma non ai giornalisti che hanno avuto il piacere di incontrarlo in tanti eventi passati.

Ma parla, e parlerebbe anche di più, se gliene fosse offerto lo spunto.

Quello che abbiamo visto oggi, sul palco dell’Auditorium Conciliazione, è purtroppo un Johnny Depp un po’ stanco nonché sorvegliato a vista dai suoi ospiti.

 

Speriamo di incontrarlo ancora e altrove, in condizioni più favorevoli.

Good luck, JD!

 

 

 

Cover Ph: Johnny Depp sul red carpet di #RomaFF16 | © Marco Rospo

Miriam Bendìa
Tra un viaggio e l’altro, vive a Roma. Ha scritto un pugno di libri. Come Philippe Daverio, sostiene che la vita con l'arte talvolta migliora l'arte della vita. Sogna molto, la notte. E ha imparato, al risveglio, a fidarsi delle proprie visioni oniriche.

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