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Armadi di sicurezza per infiammabili: cosa significa davvero “Tipo 90” (EN 14470-1)

Armadi di sicurezza per infiammabili: cosa significa davvero Tipo 90 secondo la EN 14470-1, chiusura automatica e ventilazione. La guida per scegliere.

Pubblicato in data 06 Luglio 2026
Aleph
The Science Behind The Science

Chiedete a chi lavora in laboratorio cosa sia un armadio di sicurezza e vi risponderà, quasi sempre, “un mobile dove teniamo i solventi”. È vero, ma è come definire un airbag “un cuscino”. Un armadio di sicurezza per infiammabili è un dispositivo antincendio a tutti gli effetti, progettato per comprare tempo: il tempo che serve alle persone per uscire e ai soccorsi per arrivare prima che i liquidi al suo interno alimentino le fiamme.

Il numero che conta: 15, 30, 60, 90

La norma EN 14470-1 classifica questi armadi per tempo di resistenza al fuoco: Tipo 15, 30, 60 o 90. Il numero indica i minuti durante i quali, in una prova di forno normalizzata, la temperatura interna resta sotto un incremento di 180 °C rispetto all'ambiente. Un armadio Tipo 90 mantiene i solventi “freddi” per un'ora e mezza mentre fuori infuria l'incendio.

Qui nasce un equivoco diffuso: “Tipo 90” non significa “sicuro al 90%”. È una durata, non una percentuale. E non è “sempre meglio il più alto”: la scelta dipende dal tempo di evacuazione dell'edificio e dalla strategia antincendio complessiva, temi che si definiscono in fase di progettazione del laboratorio, non davanti allo scaffale del fornitore.

Non basta il guscio: chiusura automatica e ventilazione

Un vero armadio di sicurezza fa tre cose che un mobile metallico non fa. Si chiude da solo: le ante hanno un dispositivo termico che le sigilla automaticamente quando l'ambiente supera circa 50 °C, anche se qualcuno le ha lasciate aperte. Respira in modo controllato: è predisposto per essere collegato a un'estrazione che garantisce ricambi d'aria costanti, evitando l'accumulo di vapori infiammabili all'interno. Trattiene gli sversamenti: la vasca di fondo raccoglie eventuali perdite prima che raggiungano il pavimento.

È importante non confondere le famiglie. Gli infiammabili seguono la EN 14470-1; le bombole di gas hanno una norma gemella, la EN 14470-2; gli acidi e le basi pongono un problema di corrosione, non di fuoco, e richiedono materiali e ventilazione dedicati; le batterie al litio, infine, sono la frontiera più recente, con il rischio di “thermal runaway”. Per questo la gamma di armadi da laboratorio per ogni classe di rischio è così articolata, e per i reagenti da tenere sotto la postazione di lavoro esistono gli armadi sottocappa certificati.

Prima degli armadi certificati: la stagione degli incendi di laboratorio

Fino agli anni Settanta i solventi vivevano su scaffali aperti o dentro banali armadietti metallici. Bastava un innesco — una scintilla, una piastra dimenticata accesa — perché litri di etere o acetone trasformassero un principio d'incendio in una catastrofe. Fu la stagione dei grandi incendi di laboratorio, e delle assicurazioni che cominciarono a chiedere conto, a spingere verso i primi armadi resistenti al fuoco. In Germania nacque il marchio GS, garanzia di sicurezza verificata; da lí la logica del “tempo di resistenza” si diffuse in tutta Europa fino alla EN 14470.

Il prossimo passo: armadi che parlano

La direzione è chiara e la spinge soprattutto il litio. Stanno arrivando armadi con sensori interni che rilevano l'aumento anomalo di temperatura tipico del thermal runaway e attivano sistemi di soppressione prima che la cella prenda fuoco. Altri modelli registrano ogni apertura, la saturazione dei filtri e lo stato della ventilazione, integrandosi nella gestione digitale della sicurezza dell'edificio. L'armadio smette di essere un contenitore passivo e diventa un sensore.

Prevenire lo stoccaggio pericoloso è metà del lavoro; l'altra metà è impedire che i vapori raggiungano chi lavora, come vedremo in «L'aspirazione localizzata (LEV)». E quando la prevenzione non basta, resta la risposta immediata delle «Docce di emergenza e lavaocchi».

È la stessa filosofia a tre livelli: evitare, contenere, reagire.

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